Narra una leggenda che un re aveva assoldato un mago per sconfiggere con la magia i nemici in battaglia. Alla fine della guerra, il mago chiese il permesso di tornare a casa, ma il re glielo negò e lo condannò a morte, per il timore di un suo tradimento. Tutti i tentativi di ucciderlo tuttavia fallirono, fino a quando la moglie del mago disse al re che solo con un filo d’erba si sarebbe potuta tagliare la testa del marito.

Non ci viene detto perché il mago sia stato tradito dalla moglie. Sappiamo invece che lui si trasformò in un fiume e la moglie in una lago.

La storia non è del tutto esatta. Alla morte del mago, la moglie cercò rifugio su una montagna dove incontrò il fantasma del marito, e sentendosi in colpa per il male compiuto, cominciò a  piangere. Le lacrime scesero a valle e diedero vita ad un lago salato.

Si crede che il lago sia rosso per ricordarci del sangue versato dal mago. È rosso invece perché chi si avvicina troppo per ammirarlo, perde la vita.

In fondo è quello che accadde al mago, il quale morì per non aver saputo resistere alla tentazione di godere della bellezza della donna, che divenuta sua moglie, lo tradì.

A volte si è vittime delle proprie debolezze.

 

riccardo pelizzo

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