Perché il leopardo abbia le chiazze, perché queste differiscano da quelle del ghepardo, perché il manto del leopardo non sia immacolato come quello del leone, o perché infine non sia striato come quello della tigre, sono domande a cui l’uomo, fin dai tempi più antichi, ha cercato di dare una risposta.

Secondo una certa tradizione, inizialmente il manto del leopardo era simile a quello del leone. Ma accortosi di essere seguito da un valoroso cacciatore, che voleva aggiungerlo alla sua preziosa collezione, il leopardo mangiò le radici di una pianta magica che lo rese invulnerabile. Al termine di una caccia estenuante, il cacciatore lanciò numerose frecce, che pur non uccidendo il leopardo, lasciarono sul suo manto le chiazze che ancor oggi vediamo.

Una seconda tradizione vuole invece che il leopardo fosse in origine completamente nero. Un giorno si avvicinò ad una giovane che stava facendo il bagno, e  questa, vedendolo, gli tirò  addosso un secchio di acqua insaponata, causando le chiazze che caratterizzano il suo manto.

Le due versioni, per quanto note, sono entrambe sbagliate.

Il leopardo, com’è noto, dorme sui rami degli alberi. Da lì può vedere le prede su cui si scaglia con un balzo, può sottrarsi agli attacchi dei leoni, e può evitare che le iene gli rubino il frutto della caccia.

Una sera il leopardo si arrampicò su un albero, com’era solito fare. Non aveva intenzioni malvagie, voleva solo cercare un po’ di pace. Ma gli uccelli, che avevano appena nidificato sull’albero, fraintesero le sue intenzioni e temendo che potesse danneggiare le uova appena deposte, lo attaccarono colpendolo ripetutamente con i loro becchi aguzzi.

Furono quelle beccate a marchiare il manto del leopardo, che con le sue chiazze ci ricorda ancor oggi quanto possano costare cari i fraintendimenti.

 

riccardo pelizzo

© African Politics and Policy