Un giorno il fornaio accusò il topo di aver mangiato il pane appena sfornato. Il topo si difese dicendo che era stato il gatto. Il gatto cercò di discolparsi accusando il cane. Il cane accusò  il vento di aver fatto volar via il pane, mentre il vento accusò il sole di averlo fatto evaporare.

Il fornaio, confuso, si recò allora dal caprone, che era il più’ saggio degli animali, per avere giustizia.

Il caprone organizzò il processo. Chiese al fornaio di spiegare le proprie accuse e chiese a ciascuno degli animali di difendersi. Il topo cercò di difendersi accusando il gatto, ma questi se lo mangiò prima che il topo finisse di presentare il suo caso. Il gatto cercò di scagionarsi accusando il cane, ma questi con un morso ben assestato lo ridusse al silenzio. Fu poi la volta del cane, che non vedendo il vento in giro, pensò bene di accusarlo, ma il vento arrivò all’improvviso e spazzò via cane e calunnie. Il vento infine addossò la colpa al sole, ma questi si scagionò facilmente dalle accuse, dicendo di essere stato troppo impegnato ad attraversare il cielo per poter venire a terra a rubare il pane.

L’udienza non portò ordine. Rovinò i rapporti fra il sole e il vento che da allora si fanno i dispetti; peggiorò i rapporti fra il vento e i cani che da allora ululano ogni volta che si avvicina; ridusse a graffi e morsi la vita di cani e gatti, mentre condannò il topo ad una fine prematura.

Davanti a tanto scempio, il fornaio affranto esclamò: «Che caprone!».

Il caprone s’impermalì, ma giustizia non fu mai fatta.

 

riccardo pelizzo

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