Anticamente, prima che venissero tagliati o distrutti, esistevano gli alberi da tutto. Gli alberi dell’oro producevano l’oro, gli alberi da frutto producevano frutti, gli alberi da scarpe producevano le scarpe, per cui a uno bastava andare dall’albero giusto per trovare quello di cui aveva bisogno.

Nel corso degli anni, il numero degli alberi calò vertiginosamente, gli alberi da tutto sparirono quasi ovunque e con loro svanì il ricordo di tutto quello che essi potevano dare.

Un giorno un giovane facocero si avventurò nella foresta e finì col ritrovarsi in una radura, ai margini della quale si ergevano due alberi maestosi. Il facocero, smarrito e un po’ impaurito, si sedette a piagnucolare ai piedi di un albero. Questi, impietositosi, invitò il facocero a chiedere qualcosa all’altro albero.

«Cosa devo chiedere?» chiese il facocero.

«Devi dire: ‘dammi quello che vuoi’.»

Il facocero si avvicinò all’altro albero e disse: “dammi quello che vuoi” e l’albero, dopo avere scrollato per bene i rami, fece cadere ai piedi del facocero tutti i tipi di leccornie. Il facocero allora tornò al primo albero e disse: “dammi quello che vuoi” e l’albero, dopo aver scrollato per bene i rami, diede una sonora frustata sul sedere del facocero.

Il facocero si convinse che mentre un albero elargiva premi, l’altro dispensava punizioni. E decise allora di fare uno scherzetto.

L’indomani il facocero si fece accompagnare dal leopardo e, arrivato di fronte ad un albero,  disse: “dammi quello che vuoi” e l’albero diede al leopardo una frustata. Il facocero allora si avvicinò al secondo albero, dicendo: “dammi quello che vuoi” e anche questo diede al leopardo una frustata. Allora il leopardo, convintosi di essere stato portato lì per essere preso a frustate, si mise a dare la caccia al facocero per dargli una lezione. Dopo tanti anni, la cosa va ancora avanti così: col facocero che scappa e il leopardo che insegue per vendicarsi di uno scherzo che forse sarebbe stato meglio non tentare.

riccardo pelizzo

 

© African Politics and Policy