Un uomo ormai anziano, e molto triste, si recò un giorno a pregare il dio del fiume perché gli trovasse una sposa. Il dio del fiume acconsentì. Nonostante la compagnia di una sposa bella e premurosa, l’uomo non riuscì a liberarsi dalla tristezza che gli pesava sul cuore. Pertanto un giorno si recò al fiume per chiedere al dio di dargli dei figli che potessero rallegrargli le giornate. Il fiume acconsentì, ma l’uomo che nel frattempo era diventato marito e padre, continuava ad essere triste.

«Forse» pensò, «sono triste perché le mie vacche danno poco latte.» E per questo persuase il dio del fiume a dargli nuove vacche. Ma la tristezza che lo attanagliava, non se ne voleva andare.

Un giorno l’uomo, che ormai aveva compiuto 967 anni, andò a sedersi sulle rive del fiume. Si sedette all’ombra delle frasche. Rimase lì per delle ore, da solo, a contemplare i riflessi del sole sulle acque del fiume.

Poi arrivò un secondo uomo.

Ed i due  si salutarono.

«Come va?» chiese il primo uomo al nuovo arrivato.

«Mai stato meglio, e lei?»

«Sono molto triste.»

«E perché mai?»

«Non lo so.»

«Forse le serve una moglie.»

«Ce l’ho.»

«Forse le servono dei figli.»

«Ne ho.»

E a queste parole il secondo uomo si sedette di fianco al primo, a contemplare il lento scorrere del fiume.

Ci fu un lungo silenzio, poi l’uomo triste chiese: «ma lei come fa ad essere felice?»

«Non lo so.»

«Ha molti figli?»

«Non ne ho nemmeno uno.»

«Forse ha una moglie bella e premurosa?»

«Non ho mai avuto moglie.»

«Forse ha delle meravigliose vacche da latte?»

«Non possiedo niente.»

«Ma come fa ad essere felice se non ha niente?»

«Perché anche se non ho niente, questo nulla è sempre con me, nessuno me lo può togliere, e questo è tutto quello di cui ho bisogno per essere felice.»

E, pronunciate queste parole, si alzò e se ne andò.

 

riccardo pelizzo

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