Anche questa è una storia vera.

Raj ha vissuto per molti anni nella savana. La sera, scortato da due guerrieri, andava in un vicino villaggio Maasai, dove cenava intorno al fuoco con la gente del posto.

Al centro c’era il fuoco su cui cuocevano le carni, intorno al fuoco c’erano Raj e i Maasai, e dietro di loro, nell’ombra, c’erano le iene con i loro occhi luccicanti. Le iene aspettavano lì di poter mangiare gli avanzi della cena dei Maasai.

C’era poi un vecchio leone che tutte le sere veniva al villaggio per sdraiarsi di fianco al fuoco. Una volta arrivato, si distendeva vicino al calore delle fiamme, e lasciava che i bambini giocassero con lui. Alcuni gli grattavano la pancia, altri gli tiravano la coda, mentre altri ancora giocavano con la sua criniera.

Tutte le sere Raj andava al villaggio, dove i Maasai cuocevano le carni al fuoco e i bambini giocavano col leone. E tutte le notti, Raj tornava a casa, scortato dai guerrieri, prima del sorgere del sole.

Una sera Raj si recò al villaggio. E come tutte le sere si sedette intorno al fuoco, in attesa che la cena fosse pronta. Il leone arrivò per far giocare i bambini e le iene si misero ai loro posti, in attesa di poter cenare a loro volta. Quella sera Raj mangiò più del solito e si addormentò. Dormì profondamente e senza sogni. Fu svegliato dal canto di un uccello che annunciava il nuovo giorno, e con il sole appena sorto Raj si mise sulla strada di casa.

Il cammino gli sembrò, stranamente, più lungo del solito. Si rese poi conto di essersi smarrito. E si accorse anche di essere rimasto solo. I guerrieri, che lo avevano sempre accompagnato da casa al villaggio, erano spariti senza che Raj se ne fosse accorto.

Raj si incamminò su di un sentiero, che lo porto’ ad una specie di strada battuta, e lì, sotto un albero, trovò sette leoni: una leonessa, ancora giovane, e i suoi cuccioli ormai cresciuti. La leonessa era intenta a guardarsi intorno, due leoni giocavano, tre dormivano ed uno era sdraiato pancia all’aria.

Quando Raj vide i leoni si fermò impaurito.

«Grattami la pancia» disse un leone.

«Ma se io te la gratto, poi tu mi mangi?»

«Ti do la mia parola che se mi gratti la pancia, né io né alcuno dei miei fratelli ti faremo del male.»

«E tua madre?»

«Se tu mi gratterai la pancia, mia madre sarà’ contenta di lasciarti andare.»

E così Raj si avvicinò al leone, si inginocchiò e gli grattò la pancia.

«Si sta facendo tardi» disse Raj. «Devo tornare a casa.»

«Ma tu sai in che direzione andare?» chiese il leone.

«No» rispose Raj.

«Allora è meglio che ti accompagni io, perché la  savana è piena di pericoli.»

E fu così che i due si misero in viaggio.

Camminarono per alcune ore, sotto un sole ormai cocente, e decisero di fermarsi presso una pozza d’acqua per rinfrescarsi un po’. Lì, nascosto nell’erba già ingiallita, era sdraiato un secondo leone. Appena si accorse dei due nuovi venuti, si alzò e li salutò.

«Benvenuti» disse, «siete in ritardo, vi stavo aspettando.»

«Ci aspettavi?» chiese Raj.

«Si, per accompagnarvi a casa.»

«Ma prima» disse rivolgendosi a Raj «vorrei che tu mi grattassi la pancia.»

E, Raj, non sapendo cos’altro fare, grattò la pancia del leone.

Poi quando ebbe finito si alzò e accompagnato dai due leoni, si mise in viaggio sulla strada di casa. Si alzò il vento, che sollevò la polvere della savana, e i leoni dissero a Raj di afferrare la loro coda per non perdersi. E così Raj fece.

Passarono le ore, e il sole cominciò a calare. Raj arrivò a casa in tempo per ammirare il tramonto. E non appena il sole fu tramontato, i due leoni si trasformarono nei guerrieri che la sera accompagnano Raj nel villaggio Maasai.

Raj fu sorpreso.

E i guerrieri decisero di dargli una spiegazione.

«Noi che stiamo qui di notte, abbiamo forma umana. Nostro fratello, che sta al villaggio, ha forma umana di giorno, e di notte diventa leone.»

«Capisco» disse Raj che in realtà non aveva capito niente.

«È ora di andare al villaggio» disse uno dei guerrieri, «nostro fratello ci aspetta.»

E si incamminarono. Raj mangiò e si addormentò. Fu svegliato da uno dei guerrieri e raccontò lo strano sogno che aveva fatto.

I guerrieri risero.

E lui disse: «C’è una cosa, però, che non capisco.»

«Che cosa?»

«Perché ai leoni piaccia tanto farsi grattare la pancia.»

«Perché non se la possono grattare da soli» dissero i guerrieri.

E fu allora che Raj si accorse che i guerrieri avevano cicatrici sulla pancia e che di tanto in tanto ci passavano sopra la mano.

riccardo pelizzo

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